Da Valzurio a Colle Palazzo

La “valle dell’acqua azzurra” fu largamente percorsa dai partigiani, che spesso risalivano la valle Seriana utilizzando le valli laterali per evitare il fondovalle. La scelta di fare base in Valzurio, operata da un gruppo della brigata GL “Gabriele Camozzi” venne però pagata cara dalla popolazione: il paese fu facilmente raggiunto dalle autoblindo dei rastrellatori, che non intercettarono i partigiani, ma maltrattarono i civili, uccisero il partigiano Carmelo Baronchelli e infine si sfogarono bruciando il paese. Era il 14 luglio del ’44. Anche Villa d’Ogna subì nei giorni successivi ripetute rappresaglie e pianse vittime civili. Ripercorriamo la strada dei partigiani in fuga, in una valle che è ancora rimasta incontaminata e selvaggia. Anche questa escursione si presta a notevoli varianti.

 

Località di partenza e arrivo
Valzurio, 814 m
Località di transitoColle Palazzo, 1300 m
Segnavia314 - Aentiero Alto Serio
Tempo di salita3 h 30'
Ripari
Acqua
CartinaKompass n.104; Cai-Provincia n. 5 - 6

Scarica il percorso

Da Valzurio (fontana), si segue la strada asfaltata che porta a Spinelli (954 m, ultimo parcheggio possibile) da cui si procede per strada forestale (o per sentiero sul torrente Ogna, consigliabile d’estate) verso le baite del Moschel. Dallo splendido pascolo delle baite (1267 m) si aprono diverse possibilità di diversificare l’escursione raggiungendo sul sentiero 320 il rifugio Olmo (1819 m, tel. 0346.61380tel. 335.1657987 - info@rifugioolmo.it - www.rifugioolmo.it) oppure con il sentiero 311 il passo Scagnello e il rifugio Albani (1939 m, tel. tel. 034651105 - tel. 340.2361279  - majspirit@live.it - www.rifugioalbani.com), dominati dalla Presolana.

Noi proseguiamo, dopo le baite (indicazioni), risalendo sulla sinistra il versante nord della valle; rimanendo sostanzialmente in quota raggiungiamo gli ampi pascoli di Colle Palazzo (1300 m circa), punteggiati da cascine che diedero rifugio ai partigiani in diverse occasioni e ormai collegate a valle da strade sterrate. Dalle cascine più alte si scende restando sul crinale fino a raggiungere un crocefisso con tavolo da picnic, nei pressi della cascina Pinzana dol Zanarì (1312 m). Si prosegue verso una cascina con pozza e la si supera, in direzione della visibile cima Ba (1527 m) la cui salita – facoltativa - offre un notevole sguardo sull’alta valle Seriana. Opportune indicazioni riportano a scendere su sterrata e mulattiera verso Valzurio.

“Nel giorno 14 luglio 1944, la S.S. saliva in Valzurio”

“Era il giorno 14 luglio 1944. Da 9 giorni i ribelli o patrioti si trovavano in Valzurio. Erano in numero di 40 circa. In sulla sera (...) essi solevano discendere nei paesi sottostanti, per comperare dai negozianti a prezzo di calmiere e colla violenza cibarie. Portavano ancora motociclette, biciclette e altri oggetti in Valzurio, rapinati.

Nel giorno 14 luglio 1944, la S.S. saliva parte in Valzurio per la strada che vi conduce e parte da Ardesio, saliva in Colle di Palazzo per disperdere e uccidere i ribelli.

La parte delle S.S. che era salita in Valzurio, dopo una sparatoria coi ribelli, alla fornace, all’ingresso del paese, guidata da un sottotenente tedesco, scortata da due automobili blindate raggiungeva la contrada Valzurio, appiccava il fuoco alle due estremità e al centro della contrada, abbruciando quasi tutte le case e riducendole a un mucchio di rovine, lasciando senza tetto 12 famiglie. Mentre il fuoco divoratore si diffondeva, la S.S. saccheggiava tutte le case e si impossessava di denaro, di indumenti, di cibarie (farina, formaggi, stracchini, burro, salami, galline, conigli, un maialetto ecc) che condussero con sé alla sera del maledetto giorno.

Il mobilio delle case bruciate venne distrutto dal fuoco quasi tutto. Il denaro, gli abiti, la biancheria e le cibarie che la S.S. non prese con sé, furono consumati dal fuoco. Le poche persone che si trovavano nella contrada (nella maggior parte donne e fanciulli) fuggirono quasi tutte. Nella fuga venne ferita gravemente dalla sparatoria della S.S. la giovane Messa Giulia di Mansueto, che guarì dopo un mese di degenza all’ospedale di Clusone. Il parroco Sac. Tomasoni don Zaccaria, alcune persone di Valzurio e altre dei paesi circostanti vennero fatti ostaggi; alcuni di essi riuscirono a sottrarsi dalle mani della S.S., altri alla sera di quell’infausto giorno, furono condotte (fra le quali il suddetto Parroco di Valzurio) allo stabilimento “Festi-Rasini” situato a Villa d’Ogna, interrogati e rilasciati, fatta eccezione di alcuni giovani che furono condotti con la S.S.” 

“Liber Cronicon” della Parrocchia di S. Margherita in Valzurio, redatto da don Zaccaria Tomasoni, in Mario Pelliccioli, La storia è andata così. Valzurio, un paese sulla montagna, Il filo di Arianna, Bergamo, 1988, p. 26