Da Villa d’Ogna a Boario e al rifugio Curò

La brigata GL “Gabriele Camozzi” di Bepi Lanfranchi era di stanza in alta valle Seriana, dove aveva un rapporto molto positivo con la popolazione. Nell’inverno 1944, la 53a brigata Garibaldi lascia la zona della Malga Lunga, ormai impraticabile per i continui rastrellamenti e si dirige verso l’alta valle Seriana: l’ipotesi è di rifugiarsi in Svizzera, a meno che sia possibile essere ospitati da Bepi. E così sarà. I garibaldini si distribuiscono a piccoli gruppi in varie località della valle; un gruppo più consistente è a Boario di Gromo, un altro, come “Bepi” e “Montagna”, al rifugio Curò.

Dai pascoli del Campo d’Avene, i partigiani salirono alle pendici del pizzo Formico e dalla Forcella Larga (dove sorge la capanna Ilaria, che al loro ritorno trovarono devastata) scesero sulla piana di Clusone; da qui per strade e sentieri, in più tappe, salirono verso Valcanale e quindi si distribuirono nelle località dell’alta valle. Saltiamo la parte della piana di Clusone, per evitare attraversamenti di strade, paesi, crocicchi e proponiamo la parte più alta dell’itinerario, che viene in larga parte a coincidere con il sentiero "Alto Serio", tracciato a fine anni Ottanta dalla Comunità Montana Valle Seriana Superiore collegando antichi sentieri e mulattiere.

Il lunghissimo itinerario può essere compiuto in più giornate o di seguito – pernottando sul posto – o in giornate diverse.

 

Località di partenzaVilla d'Ogna, 523 m
Località di arrivoArdesio, 608 m
SegnaviaSentiero Alto Serio e diversi segnavia CAI
Tempo di salitatappe da 5h - 6h - 4h - 3h - 3h 30'
Ripari
Acqua
CartinaKompass n.104; Cai-Provincia n. 5 - 2 - 3 - 6

Scarica il percorso

Villa d’Ogna-Novazza

Il punto di partenza è a Valzella-More, lungo la strada provinciale della Valle Seriana, in prossimità dello stabilimento della Festi Rasini a Villa d’Ogna, da cui in breve si raggiunge il borgo storico di Ludrigno (557 m, si può arrivare qui in auto). Da qui si sale fino alle case di Staletti e si raggiunge Cerrete di Ardesio (793 m). Seguita per un tratto la gippabile cementata che sale a Cacciamali, la si abbandona (indicazioni) per immettersi nella larga mulattiera di destra che costeggia il monte Secco, fino ad affacciarsi sulla Valcanale. Mantenendosi sempre in quota, si raggiunge la provinciale che collega Ardesio con Valcanale, portandosi a Marinoni (770 m) e da qui a Bani (1025 m). Dalla frazione, per sentiero che in principio si mantiene in quota e poi scende, si raggiunge Novazza, resa celebre dal tentativo di sfruttamento dell’uranio (884 m, 5h).

 

Novazza-Grabiasca

Dalla chiesa di Novazza si prosegue verso la strada che sale alle ex miniere; si imbocca il sentiero (indicazioni) che conduce al rifugio Gianpace, posto all'inizio della Valle Sanguigno. A quota 1100 m, il nostro sentiero prosegue in discesa verso destra, (indicazioni) e raggiunge il torrente Goglio, in prossimità della Centrale Idroelettrica (965 m); dalla Centrale si segue per un tratto la strada asfaltata, immettendosi quindi nel sentiero a destra per raggiungere Valgoglio (929 m), da cui si scende per mulattiera a Colarete (775 m). Dopo una cappelletta e in prossimità della condotta forzata, con la veduta dall'alto dei tetti di Gromo, si lascia la stradetta per seguire il sentierino che sale a sinistra, passa sotto la condotta in direzione "Pradel", ampi prati da cui si domina l’abitato di Gromo. Proseguendo nel bosco, si perviene alle antiche frazioni di Ripa Bassa (850 m) e di Ripa Alta, sulla storica via per il passo Portula; poco prima di Ripa Alta, si prende il sentiero per la chiesetta della SS. Trinità (1052 m), in bella posizione panoramica, e da qui si giunge in pochi minuti alla contrada Mascher (1074 m). Si prende ora il sentiero che, dapprima in discesa, poi in falsopiano nel bosco, raggiunge la val Grabiasca con il suo impetuoso torrente. Attraversatolo su un aereo ponte, sempre guidati dalle indicazioni bianco-verdi, si perviene a Grabiasca, frazione di Gandellino, (767 m, 6 h da Novazza).

 

Grabiasca-Spiazzi di Boario

Si scende quindi a Bondo di Gandellino (730 m), attraversando la strada provinciale della valle Seriana. Da qui, per sentiero si raggiunge la strada asfaltata che da Gandellino sale fino ai Tezzi Alti, dove termina (980 m). Si imbocca la mulattiera per la val Sedornia (segnavia Cai 309), splendida e fresca, fino a superare la cappelletta (con vicina sorgente) dedicata a san Carlo (1163 m) e a raggiungere lo “spias de l'acqua", area attrezzata per pic nic (1230 m). Oltrepassato il torrente, si imbocca in discesa la carrareccia – con ampi sprazzi panoramici tra gli abeti – che porta alla strada che collega Boario (950 m, una delle basi partigiane) con la località sciistica degli Spiazzi che si raggiungono per strada o mulattiera (1150 m, 4 h da Gandellino).

 

Spiazzi di Boario-Ardesio

L'itinerario risale ora per sentiero a fianco della pista di discesa (segnavia 312), raggiungendo il rifugio Vodala (1620 m; arrivo seggiovia). Dalla sella di Vodala – ampio panorama – si scollina scendendo sul sentiero 312 fino alle case di Ave (1098 m). Da qui due alternative: o si scende a Piazzolo (783 m) e quindi ad Ardesio (608 m) in 3 h 30’ totali da Spiazzi; oppure, con la seconda parte dell’itinerario 10, si prosegue per Colle Palazzo, Valzurio, monte Blum, Rovetta (6 h 30’ totali). I partigiani li hanno fatti entrambi, più volte, nei due sensi….

 

Rifugio Curò

Per raggiungere il rifugio Curò, l’altro luogo di sosta “natalizio” dei partigiani, si può seguire – oltre ai classici percorsi da Valbondione - l’itinerario da loro percorso e che coincide oggi con il sentiero 332 del Cai.
Da Pianlivere, frazione di Valbondione (970 m) si attraversa il fiume Serio e si raggiunge con un sentiero a tornanti nel bosco l’antico nucleo di Maslana (1150 m circa). Superato il primo nucleo di baite e arrivati a Piccinella (1192 m), si prosegue attraversando la valle su un ponticello di pietra e tramite strada forestale raggiungendo l'Osservatorio Faunistico del Parco delle Orobie, addossato a un masso ciclopico. Si entra poi in un bel bosco di faggi e si raggiungono i ripidi prati posti sotto la fascia rocciosa che sbarra la valle. Con percorso molto ripido si guadagna faticosamente quota seguendo la linea di massima pendenza con numerosi zig-zag fino a toccare la citata fascia rocciosa. Se ne attraversa la base verso est continuando la salita (tratto attrezzato con catene e cavi metallici) per arrivare al rifugio Consoli U.E.B. ed al vicino rifugio Antonio Curò (1995 m,  tel. 0346.44076tel. 333.1013878 - info@antoniocuro.it - www.antoniocuro.it; 3 h 30’ da Valbondione).

Natale partigiano

“La organizzazione nostra, la G.L., ci ha fatto pervenire non ricordo più quanti polli, ma erano in proporzione alle persone che eravamo e siamo andati su alla diga del Barbellino e abbiamo mangiato ospitando il Brasi e parecchi dei suoi... e abbiamo passato forse il Natale più bello della nostra vita... La sera, la notte di Natale appunto, c’era uno degli addetti alle manovre della diga che ad un certo punto... un certo Giappone, cosiddetto perché aveva l’aspetto di un orientale, ed era di Valbondione,... ad un certo punto, sollecitato da noi, ha mollato l’acqua ed abbiamo visto la cascata, così... privatamente… e al mattino c’erano decine e decine di metri di ghiaccio”.

Bepi Lanfranchi, “Testimonianza sulla Brigata G.L. ‘Gabriele Camozzi’”, in Studi e ricerche di storia contemporanea, n. 11, 1978

53 Garibaldi, Valpiana di Gandino, primavera 1945, Archivio ANPI Lovere

“Eravamo su agli Spiazzi di Boario, io, Ivan, D’Artagnan e altri; lì, alle segherie c’era gente buona che ci aiutava. Erano persone piene di compassione; infatti in una stalla allattavano i maialini che avevano perso la madre. La sera della vigilia di Natale arrivano sette o otto giovanotti alla stalla di Tabarìn; c’era buio e noi ci domandiamo: ‘Che cosa vogliono?’. Loro ci dicono che sono mandati dal parroco. Ci danno appuntamento per il mezzogiorno di Natale, informandoci che ci sarà un pranzo per noi. Veniamo a sapere che il parroco ha rinunciato al suo diritto di riscuotere le decime e ha detto a tutti:‘Fate da mangiare a quei quattro disperati morti di fame!’. Così il giorno di Natale scendiamo all’osteria; ci sono gnocchi con burro fuso di mut e vino. Ci sono tre ‘ramine’ da cui ci si può rifornire a volontà. Ci sarà stato anche altro, ma io mi ricordo solo di una gran mangiata di gnocchi. Giulio, allegro e tutto contento con le monete che ha in tasca compra delle caramelle, tutte quelle che può, e le dà ai bambini che sono lì intorno dicendo: ‘Mi sembrano i miei bambini’, mentre si lascia andare alla commozione pensando alla propria famiglia lontana”.

Testimonianza di Giambattista Corna “Bomba”, in Grazia Milesi, Immagini e racconti della 53a Brigata Garibaldi “Tredici Martiri di Lovere”, Anpi-Cgil-Spi, Lovere, 2004, p. 49.

“Ci svegliò nella tarda mattina una nonnetta che entrò nella stalla per invitarci a pranzo, uniti alla sua famiglia. (…) Il commissario Renzo, Nibbio, Fiamma, Brak, Filava ed io accettammo di buon grado il generoso invito della vecchietta. Gli altri compagni erano stati invitati a pranzo da altri contadini riconoscenti. Oltre all’invito, la buona nonnetta non mancò dall’esortarci ad assistere alla messa, esortazione che noi seguimmo quasi fosse un’ingiunzione di nostra madre. (…) A cerimonia ultimata, ci incamminammo allegri verso la casa della nonnina e fummo oggetto di straordinarie attenzioni da parte di quei montanari, forse un po’ stupiti per averci visto assistere alla messa. Entrando nella casa, ci venne incontro uno squisito profumo di arrosto che si diffondeva tutto intorno e si mescolava al sapore della polenta fumante già pronta sul tavolo. (…) Nel pomeriggio Castigo, allegro come al solito, ebbe la geniale idea di proporre ai compagni una gara con le slitte”.

Giovanni Berta, Per non dimenticare (diario di un partigiano), Clusone, 1983, pp. 209-210.

“Ognuno, quel giorno, aveva un problema che lo angosciava: la distanza dalle proprie famiglie, i disagi, le incertezze, i familiari che la guerra aveva portato lontano senza notizie; problemi questi che ritornano alla mente, ma soprattutto quando si avvicina una ricorrenza come Natale e premono sul cuore come non mai. Renzo, in particolare, era preoccupato per la famiglia. Lui aveva moglie e figli e da tempo non aveva notizie. Nelle stesse condizioni era Giulio che aveva la moglie incinta. Noi, più giovani, avevamo meno preoccupazione, ma eravamo ugualmente coinvolti nello stato d’animo degli altri e impegnati a fare in modo che la tristezza non venisse a turbare la giornata. (…) In ogni famiglia, dove noi eravamo ospiti, si era creato un clima di simpatia e di solidarietà umana. I ragazzi ci guardavano come fossimo degli eroi mitici. Essi volevano toccare il mitra e le pistole e ascoltavano incantati i nostri discorsi. Le ragazze (…) avevano indossato gli abiti più belli, quelli delle feste importanti. Si muovevano timidamente e quando avevamo per loro qualche attenzione diventavano rosse in viso, mentre i vecchi le tenevano d’occhio e noi ci sentivamo controllati”.

Giuseppe Brighenti, Il partigiano Bibi, Walk Over, Bergamo, 1983, pp. 50-51.